​​Bohemiare

Inaugurazione

 1 Luglio alle 18:30 - 20:00

Mostra

1 luglio - 17 luglio 2017

all'ingresso dell'Ospedale di Spoleto
"San Matteo degli Infermi"

Via Loreto, 3, 06049 Spoleto PG​


​​​Spoleto Files: Arte Moderna, Musica

e Guerra Fredda ​ArtCHiVio 

Francesca Owens ci spiega: - Il Paese della Cuccagna (The Land Of Cockaigne) era un posto magnifico a Spoleto, ricordato per molte decadi come luogo di benessere e di piacere alla portata di tutti.”  Questa è la premessa a “L'albero della Cuccagna” di Francesca che racchiude gli ultimi 66 anni circa di storia mondiale, messa in scena dal vivo nel palcoscenico della vita a Spoleto.
La sua ricerca comincia nel 2011 e continua tuttora. Dal 2011 al 2013 era spesso costretta a casa in attesa del suo secondo intervento chirurgico al cuore e questo progetto divenne l'escamotage per superare questo momento di sofferenza. L'impulso per l'intero progetto lo ebbe dopo aver letto un annuncio online del concorso “Il Festival Siamo Noi”. Dapprima non aveva capito che tale concorso era per gli studenti delle scuole dell'Umbria, ma, in quanto amante dell'arte, decise di partecipare e accogliere la sfida. Non aveva idea alcuna di dove tale progetto l'avrebbe condotta e che le avrebbe impegnato i prossimi cinque anni a risolvere tutti gli indizi, in cui si sarebbe presto imbattuta.
“Il Festival Siamo Noi” fu un'iniziativa del 2012 in merito al 50° anniversario dell'evento “Sculture nella Città 1962” curato da Giovanni Carandente: il libro dello stesso curatore in merito a questa esposizione fu il punto di partenza più logico.
Sin dalla prima pagina Carandente pone in essere delle “indagini” facendosi diverse domande: perché mai, dopo più di quarant'anni, non riuscì a reperire l'articolo del “The Time Magazine” scritto da William McHale? Egli afferma che fu rimosso dalla linea temporale della storia mondiale e di nuovo chiede a se stesso: perché?
L'ultimo articolo di McHale fu proprio quello su Spoleto; morì soltanto tre mesi dopo nel noto incidente aereo in seguito messo sotto inchiesta come il “Caso Mattei”, l'assassinio di Enrico Mattei.
Tali affermazioni di Carandente stimolarono personalmente Francesca ad imparare la consultazione e l'uso di un archivio. Come sua prima esperienza di ricerca, fu invitata ad una visita personale all'archivio storico della società ENI a Pomezia(RM). Lo staff dell'ENI le insegnò come usare l'archivio e come consultarlo proficuamente. Ciò la condusse di nuovo qui a Spoleto, all'archivio di Giovanni Carandente. Da questi due archivi originari ha perseguito nella sua ricerca lungo l'arco di questi ultimi cinque anni, in cui ha sottoscritto oltre 30 contratti di privacy con più di 50 diversi archivi in 4 differenti paesi.
I documenti raccolti ridefiniscono con precisione una prospettiva storica diversa che identifica il ruolo specifico di Spoleto durante il periodo più sensibile della Guerra Fredda: anni particolari che ci guidano attraverso eventi quali l'innalzamento del muro di Berlino, l'assassinio di Enrico Mattei e del presidente degli USA J.F. Kennedy.
Francesca stessa ha ripercorso le tappe di questa ricerca recandosi di persona in ben quattro differenti paesi: da Roma a Milano per l'Italia, da New York City al Colorado e a Santa Fe, nel Nuovo Messico, per gli USA, a Parigi in Francia e a Berlino in Germania. In questa “avventura” si è recata presso gli edifici e siti strategici dove tutto ciò accadde cercando anche indizi dopo più di cinquant'anni. In merito alla sua ricerca via “e-mail” sono state aggiunti paesi come Inghilterra e Scozia.
Ha consultato necrologi, date di nascita, di morte, matrimoni e servizi militari e poi testate internazionali di riviste, giornali, volantini, opuscoli e libri. Quando ha trovato disponibili dei documenti originali, li ha acquistati includendoli nella raccolta, molti dei quali reperiti come oggetti lasciati ai mercati d'asta.
Ha raccolto inoltre molte testimonianze dirette anche per riordinare e chiarire le varianti e i dettagli delle storie, sebbene alcuni hanno preferito mantenere l'anonimato. Sono stati intervistati bibliotecari, curatori museali, guide turistiche, storici e anche semplici cittadini per avere una migliore chiarezza dei fatti. Sono state raccolte più di 1500 pagine ed un numero ancora in crescita di oltre 30 libri esaminati.
Ciò che era cominciato a maglia larga come di una tessitura di un macramè, è risultata essere una maglia fitta e stretta d'acciaio o meglio ancora piuttosto una trama più fitta di un pesante impermeabile: Spoleto è ricca di elementi storici sulla Guerra Fredda.
Gli oggetti per questa scultura sono stati acquistati e inviati da più di 10 paesi incluso l'Italia, ma non solo; piuttosto Francia, Polonia, USA, Giappone, Inghilterra, Russia, Ucraina, Cina e Germania.
Uno dei componenti preferiti dall'artista per questa scultura ed installazione sono delle vecchie corde usate e logore di un pianoforte: esse si presentano come delle zampette di ragno trattenendo ogni oggetto. Questi cavi metallici sono stati donati a Francesca da un restauratore di pianoforti della zona, l'idea invece di poterle usare è stata ispirata dall'artista Alexander Calder che usò tale materiale in alcune sue sculture.
Sono stati inseriti molti simboli e richiami particolari nella scultura: alcune poche parole in italiano( come “La Scala” per identificare una scalinata, richiamando il teatro sito a Milano), ma soprattutto dei richiami con parole in inglese come le “graffette(paperclips)” col simbolo del dollaro per richiamare l' “Operazione Paperclip” oppure un uccello che canta per richiamare l'”Operazione dell'uccello mimo( Operation Mockingbird)”. Poi sono stati usati dei sigari cubani con una famiglia di maialini per rappresentare la “Crisi dei missili di Cuba” e un modellino in miniatura di un aereo come quello dell'ultimo volo fatale di Enrico Mattei.
Quando Francesca ha avuto la possibilità di reperire autentici oggetti di antiquariato, non ha esitato ad inserirli nel composito: da un autentico tesserino di riconoscimento di un percussionista comunista russo del 1962, insieme a francobolli e spille di propaganda comunista della Russia sovietica del 1958, ad antichi binocoli da teatro provenienti da Parigi ed infine dei volantini della campagna politica di Rockefeller dei primi anni sessanta.
Altri pezzi invece sono stati ricostruiti a mano: dalla testa fatta di cavi di Giovanni Carandente liberamente ispirata all'opera di Alexander Calder alle miniature di bicchieri da cocktail, sempre  fatte a mano, posti su di un vassoio in bronzo e volti a rappresentare i cocktail party tenuti nel loggiato di Casa Menotti.
I documenti di pubblico dominio o reperiti senza contratto di privacy sono stati riprodotti e mostrati a sostegno di tale ricostruzione storica; tuttavia, senza approvazione scritta dell'archivio possessore originario, non possono essere mostrati in pubblico quei documenti d'archivio limitati da un contratto d'uso a tutela della privacy. In tal caso, per provare la veridicità dei fatti, vengono disposte delle concessioni professionali, per cui è possibile la consultazione dei documenti soltanto in ambito privato.
Francesca Owens è stata assistita nella realizzazione di questa scultura da Dino Castrica, uno degli assistenti saldatori di Arnaldo Pomodoro, e dalla mano creativa della sua figlia quindicenne Antonia Owens.